Bipop, consiglio-verità

Mercoledì 18 Luglio 2001, ore 12.00

Bipop, consiglio-verità

L’appuntamento è il 1° agosto e già la data la dice lunga sul fatto che per Bipop-Carire questo non è un periodo normale. Nella sala del consiglio di amministrazione si aggirerà lo spettro di un titolo che dall’inzio dell’anno ha perso il 50% e oltre il 70% rispetto ai massimi del marzo 2000. Sul tavolo, invece, i consiglieri troveranno due dossier non di ordinaria amministrazione. Il primo riguarda la vendita di Azimut: un’operazione che potrebbe valere 2mila miliardi, ma che a questo punto non è scontata. Le offerte non mancano e Bipop ha bisogno di ingenti risorse da investire nei settori strategici per rilanciare la corsa degli utili. Ma il mercato, finora, ha guardato all’ipotesi di una cessione di Azimut senza troppo entusiasmo e non a caso, solo pochi giorni fa, Bipop ha chiarito che la vendita della società è possibile, ma non sicura. Il secondo dossier riguarda la ricerca di un partner industriale straniero che entri con una quota consistente nel capitale di Bipop. E questa è una partita ancora più importante della prima, perchè è destinata inevitabilmente a modificare gli assetti di controllo della banca. Partita più importante e più delicata, se è vero che negli ultimi mesi, soprattutto dopo l’acquisizione della tedesca Entrium, le posizioni del nucleo degli azionisti bresciani e della Fondazione Manodori si sono divaricate. La Manodori, forte del suo 12,7%, sta cercando di ritagliarsi un margine di manovra autonomo, per non dover subire passivamente le scelte dell’amministratore delegato Sonzogni e dei grandi azionisti bresciani, con in testa Mauro Ardesi. Ambizione condivisibile, quella della Fondazione, anche se l’obiettivo è reso più difficile dall’esigenza di non tirare troppo la corda e dallo sfilacciamento della compagine reggiana. Alessandro Spaggiari, Luciano Fantuzzi, Coop Nordest, Lauro Ferrarini: i grandi azionisti reggiani procedono in ordine sparso. Non potranno farlo ancora a lungo, se vogliono avere voce in capitolo sulle scelte che stanno davanti alla banca.

Gabriele Franzini