Casa Famiglia Felicetta

vivono qui» ROSA DI IULIO

È possibile decidere di cambiare radicalmente la propria vita per aiutare gli altri? Una domanda che a molti potrebbe sembrare retorica. Che cosa, infatti, può spingere un essere umano a mettere in gioco le sicurezze, le abitudini, le inclinazioni sue e della propria famiglia? «E’ l’amore per il prossimo che ci spinge a farlo». Una risposta semplice ma significativa quella di Fara e Francesco Cuoco, la coppia napoletana responsabile della «Casa famiglia Felicetta», la casa di accoglienza per minori in funzione da qualche mese a Maddaloni. Sposati da 25 anni e con due figli, Eduoardo di 24 e Alberto di 17 anni, i coniugi hanno lasciato la loro casa e la loro vita napoletana per trasferirsi ed iniziare la grande avventura della casa famiglia. «Sono felice -spiega Fara- della mia vita fino a questo momento, felice di questa esperienza che mi consente di essere di aiuto a bambini che provengono da realtà molto difficili. A loro va il merito di avermi enormemente arricchita, in questi mesi».

Una forza spirituale che i Cuoco hanno fatto propria attraverso Famiglia Nuova, il movimento dei Focolari al quale appartengono e con il quale collaborano da circa 23 anni. Una grande catena umana che si mette in moto ogni volta che ci si trova di fronte a situazioni di bisogno. L’attività di mamma Fara non è certamente delle più semplici. Attualmente sono cinque i bambini ospiti della struttura: «La nostra attività -commenta Francesco- è iniziata nel 1999, quando, con una telefonata di alcuni membri del gruppo fummo avvisati dell’esistenza di una bambina abbandonata che aveva bisogno di essere temporaneamente affidata ad una famiglia. Un batuffolo di 15 mesi che, appena fu sotto i nostri occhi, senza alcuna titubanza, decidemmo di portare a casa».

Un’esperienza molto forte che la signora si era ripromessa di non ripetere. «Fu traumatico -chiarisce Fara- vedere andare via la piccola e la sua sorellina di 6 anni che, dopo tante fatiche, eravamo riusciti a far ritrovare, per cui decisi che non avrei mai più accettato un bimbo in affido». Ma quelle sono rimaste solo parole. Infatti, qualche anno dopo, i Cuoco avevano già dato la loro disponibilità, per la casa famiglia. Fara, nel momento stesso in cui ha ricevuto la telefonata con la quale le veniva annunciata l’inaugurazione della struttura, ha rinunciato al lavoro da poco iniziato nel Napoletano per dedicarsi anima e corpo a questa nuova attività.

Volontari per amore. È quanto si potrebbe dire di questa coppia di 50enni che opera senza percepire compensi e vive dello stipendio di Francesco, impiegato presso l’ufficio acquisti di una grande azienda di Marcianise. Con loro, a condividere questa grande avventura da sei mesi, i due figli naturali. «La nostra casa -conclude Francesco- è sempre stata aperta a tutte quelle persone che venivano da noi per chiedere un aiuto. Ma, prima di prendere qualsiasi decisione ed intraprendere eventuali percorsi, abbiamo sempre parlato con i nostri figli, accordandoci tutti insieme sul da farsi». Ed, a quanto pare, i ragazzi hanno sempre appoggiato le scelte dei genitori. Oggi tutti rappresentano, per i piccoli ospiti, delle vere e proprie figure di riferimento, soprattutto sul piano dell’affettività. Attraverso una relazione quotidiana stabile e costante, infatti, i Cuoco sono riusciti a creare un ambiente familiare, da un lato, alternativo a quello di origine dei minori, ma dall’altro integrativo e complementare rispetto ad esso.