Il Caso Chiemsee Chiarisce Le Condizioni Di Registrabilità Di Termini Geografici Come Marchio D’impresa

Il caso Chiemsee chiarisce le condizioni di registrabilità

di termini geografici come marchio d’impresa

I procedimenti riuniti C-108/97 e C-109/97, noti come il caso Chiemsee, vertono sul caso della registrazione di un termine geografico come marchio o parte di un marchio.

La sentenza relativa al caso, pronunciata dalla Corte Europea di Giustizia il 4 maggio 1999, chiarisce l’applicazione dell’Art. 3 della Direttiva sui marchi 89/104/CEE (nel seguito “la Direttiva”) per quanto riguarda sia l’esclusione dalla registrazione dei marchi descrittivi, sia la distintività acquisita.

La Windsurfing Chiemsee, produttrice di abbigliamento e articoli sportivi, ha sede sulle rive del lago Chiemsee, località turistica in una zona della Germania nota per la produzione agricola ma assolutamente non per quella tessile. È proprietaria di marchi figurativi composti dalle parole “Windsurfing Chiemsee”. Dato che la legge tedesca non ammette la registrazione di indicazioni di provenienza geografica come marchio d’impresa, sono state ammesse alla registrazione solo le diverse soluzioni grafiche particolari della parola “Chiemsee” e le indicazioni supplementari ad essa accostate, non il termine geografico stesso.

Due altre imprese vendono nella stessa zona abbigliamento sportivo contraddistinto dalla parola “Chiemsee” in soluzioni grafiche diverse da quelle usate dalla Windsurfing Chiemsee, la quale si è opposta all’impiego della denominazione “Chiemsee” da parte delle due altre imprese invocando il rischio di confusione. Le convenute si sono difese sostenendo che il termine, in quanto indicazione di provenienza geografica, non ammette protezione, e che la veste grafica diversa esclude il rischio di confusione.

La corte tedesca ha chiesto alla Corte Europea di stabilire, con riferimento alla Direttiva:

in quali condizioni l’Art. 3.1.c della Direttiva osti alla registrazione di un marchio costituito esclusivamente da un nome geografico (e in particolare, se l’applicazione di tale norma dipenda da una effettiva necessità concreta di lasciare disponibile il nome);

quali requisiti sono richiesti a un marchio perché si applichi l’Art. 3.3 della Direttiva sulla distintività acquisita (in particolare se i requisiti siano sempre gli stessi o se possano differenziarsi a seconda della necessità di lasciare disponibile il nome geografico).

Nella sentenza, la Corte ha stabilito che rispetto all’applicazione dell’Articolo 3.1.c della Direttiva:

l’autorità competente deve non solo valutare se negli ambienti interessati esista un nesso fra il nome geografico e la categoria di prodotti coperti dal marchio in questione, ma anche valutare se questo nesso possa insorgere in futuro;

la Direttiva non osta alla registrazione dei nomi geografici ignoti negli ambienti interessati né di nomi che verosimilmente gli ambienti interessati non considerano luogo di provenienza dei prodotti in questione;

il nesso tra il prodotto e il luogo geografico non dipende necessariamente dalla fabbricazione del prodotto in quel luogo;

Per quanto riguarda i requisiti da applicare per determinare la distintività acquisita (Art. 3.3 della Direttiva), la Corte ha stabilito che questi non possono variare a seconda dell’interesse eventualmente esistente a mantenere il nome geografico disponibile per l’uso di altre imprese. L’autorità competente dovrà valutare tutti i fattori che possono dimostrare che il marchio ha acquisito distintività, e a questo scopo il diritto comunitario non osta all’uso di sondaggi d’opinione. Qualora da tale valutazione risulti che una parte significativa degli ambienti interessati identifica con quel marchio il prodotto come proveniente da un’impresa determinata, si dovrà ritenere soddisfatta la condizione per la registrazione del marchio.

2 agosto 1999