Verona. Unità d’Italia, comitato chiede la rimozione della statua di Garibaldi

Questa è la denuncia di una cittadina veneziana che si è vista beffare in un bar della sua amata città. In questi giorni di calura estrema penso non ci sia nulla di più consolatorio, dopo una intensa giornata di lavoro, che una bottiglia di acqua fresca magari con una fettina di limone che le dia quel qualcosa in più. Capisco che ”la necessità aguzza l’ingegno”, ma a trasformare il proverbio in “l’occasione fa l’uomo ladro” basta un attimo in questa città: l’altro giorno dopo ben 9 ore filate in negozio prima di salire sul quel forno a 4 ruote chiamato autobus, mi metto ai ripari acquistando, in un bar di piazzale Roma, una bottiglietta da mezzo litro di acqua naturale e chiedo al cameriere se, gentilmente, ci può infilare dentro una fettina di limone, come si fa con certe birre avete presente?

Tutta la felicità che ero convinta di provare si è spenta al momento di pagare! Due euro, e senza l’emissione dello scontrino fiscale! Sono praticamente caduta dalle nuvole con un tonfo che deve aver sentito anche il barista perché mi ha guardato un po’ stranito. Alla domanda fatidica che tutti noi veneziani poniamo dopo un conto salato (scusi ma ho rotto qualcosa?) mi ha risposto udite udite: ma ha voluto anche il limone!

Capisco che la situazione del nostro pianeta sia critica, ma visto che continuiamo a imbottigliare acqua e che i limoni non sono ancora entrati a far parte di specie protetta a rischio estinzione io grido allo scandalo. Poi non possiamo offenderci se sui forum turistici scrivono che a Venezia non ci vogliono più venire perché è un furto e non una vacanza, ci credo bene, mi sento “ladrata” pure io che sto dalla parte dei cattivi, figuriamoci uno straniero.

Ho già preso i provvedimenti del caso con la Guardia di finanza, ma volevo rendere la cosa di dominio pubblico, affinchè ognuno di noi isolani si metta una manina sulla coscienza e pensi al ricordo che lasciamo nei cuori altrui.

Lisa Galardi